
di Lucia Carenini da Bielle
Sei anni dopo la pubblicazione di “Strade perse”, la sua opera prima, ritorna
Lorenzo Riccardi. E non torna da solo. Oltre a Stefano Cattaneo, che ha curato
gli arrangiamenti del Cd e ha suonato praticamente tutto, dalla fisarmonica al
derbouka, dal basso al bansouri, lo accompagnano in questo viaggio Max Gabanizza
(basso), Mauro Pagani (violino), Giorgio Cordini (chitarra), Joe Damiani
(percussioni), Betti Verri (voce), Beppe Caruso (trombone), e, ospite di
prestigio, Fernanda Pivano, che legge Riepilogo, una libera riduzione
dell’ultimo capitolo di Moby Dick.
Già Premio Città di Recanati, Riccardi conferma con questo Cd di avere tutte le
carte in regola e di meritare più attenzione dal pubblico. Alla base del suo
lavoro c’è una solida cultura rock accompagnata da un amore per le parole, amore
probabilmente nato dall’aver letto molto ed aver ascoltato i testi di tante
buone canzoni. E così ecco Pettirosso, con i suoi riferimenti a De André e a
Maggiani e L’angelo della palude, che ricalca quell’oscuro Swamp Angel di
Melville.
Per quanto riguarda la parte musicale, Lorenzo continua sulla strada aperta da
Bob Dylan, ma lì non si ferma, spingendosi al largo verso un rock con
contaminazioni etnofolk e strizzando l'occhio al sudamerica con un riadattamento
di Cielito Lindo. Il tappeto sonoro è ben intrecciato e anche il missaggio è
molto curato – è realizzato alle Officine Meccaniche, e si sente. I testi sono
interessanti, a volte sconfinano nel visionario e nel surreale, e mescolano
frammenti autobiografici a spezzoni di sociale, uscendo con una lettura del
mondo personale, ironica e disincantata.
“Tentenna la sveglia, il sogno s’imbroglia/ ti siedi e disimballi il giornale./
la prima impressione di bassa tensione/ si attenua all’inserto speciale. /C’è la
mano di un nano un morto nell’orto/ e una tibia sepolta in cantina. /E nessuno
si è accorto che il cianuro era aperto/ sul Danubio di prima mattina”. E ancora
“E tu che passi sotto il cielo terso/su questo mare di nessuno/ e cerchi
l’orizzonte perso/ tra le nuvole di fumo/ascolta il vento occidentale sta
spingendo via il levante per ogni notte carica di sogni una barca carica di
gente”.
Unica pecca del lavoro, la confezione un po’ scarna e l’assenza del libretto dei
testi, elemento quasi necessario, vista la loro importanza.
Lorenzo Riccardi : "Tra fiamma e candela"
Autoprodotto 2003